Sono molto di più che una semplice band di folk-revival di marca irlandese, impegnata nel classico patrimonio di gighe, reels, arie lente e ballate. Whisky Trail - che alla Fontana di Avesa ha presentato eseguendolo per intero, nella stessa sequenza finita sul cd, il concept-album Chaosmos - rappresenta un vero e proprio “laboratorio aperto”.
Un “laboratorio” che dal 1975 - sull’iniziale slancio avviato da vecchi dischi oggi introvabili recuperati in Irlanda, alla fine degli anni Cinquanta dalla violinista e cantante Giulia Lorimer - affonda in misura sempre maggiore la propria poetica, evidentemente con immutato entusiasmo (ma anche con una buona dose di rigorosa serietà), nelle tante magie del mondo celtico, a tutti i livelli. La band affonda, come si diceva, la sua poetica nelle varie sfaccettature del mondo celtico, in primo luogo nella musica, ma anche nella letteratura, quella antica medievale, e quella di poeti del secolo scorso come William Butler Yeats o Robert Graves.
Non è la prima volta, infatti, che a nome Whisky Trail escono lavori di ambizioso respiro, ispirati a miti (Pooka, il loro seminale disco del 1986, dedicato a una sorta di Dio Pan celtico, in forma di selvaggio diavoletto della nostra psiche) o a opere letterarie (White Goddess, il celebre studio di Graves sul rapporto tra poesia e mito); ma questo Chaosmos, decimo capitolo discografico edito da Amiata Records, sembra davvero catturare il proteiforme spirito del mondo su cui l’ensemble toscano da tanto tempo lavora.

www.whiskytrail.it