Un grave furto ha colpito il patrimonio storico e artistico di Firenze. È stato infatti sottratto nei giorni scorsi dall’Archivio storico della Diocesi di Firenze un importante codice medievale con notazione musicale di canto gregoriano, risalente al XII secolo e denominato comunemente Antifonario Arcivescovado, dal nome dell’archivio che lo conservava.

Il probabile furto è stato denunciato il 22 febbraio al Nucleo Artistico dei Carabinieri da Monsignor Gilberto Aranci ed ha trovato ampia eco sul quotidiano La Nazione. Probabilmente, ha spiegato all’Aise il parroco della Chiesa di San Francesco di Paola a Firenze, don Giovanni Alpigiano, si tratta di un furto su commissione. Ed in questo caso il rischio per il patrimonio storico, artistico e religioso sarebbe elevato: il codice potrebbe infatti già essere stato smembrato per mettere in vendita nel mercato nero carte singole che lo compongono.

L’Antifonario Arcivescovado è un codice membranaceo di 290 fogli (altezza 345 mm e larghezza 250 mm). È il più antico testimone di canto sacro conosciuto della liturgia della Cattedrale di Firenze, per l’ufficio divino, scritto in quella che viene chiamata “notazione dell’Italia centrale”, una notazione diastematica dove l’altezza delle note è chiaramente delineata col sistema guidoniano, cioè le linee, che nel codice sono quattro, a volte tre.

Contiene degli uffici di santi che sono propri dell’area geografica a cui appartiene (Zanobi, arcivescovo di Firenze, Miniato, martire a Firenze, Donato vescovo di Arezzo,…) e una copia, in notazione guidoniana (sec XII) del Tonario di Oddone di Arezzo (sec XI). Una linea rossa molto frequente, linea del fa, abbellisce il tetragramma tirato a secco.