Lingalad in concerto Giovedì, Feb 19 2009 

Un concerto seguito da un momento conviviale, tutto “targato” Medioevo: è la duplice iniziativa che l’Amministrazione comunale di Parabiago organizza quest’anno per celebrare il 670° anniversario dell’evento storico datato 21 febbraio 1339, ossia lo scontro cruento tra gli eserciti di Azzone e di Lodrisio Visconti sui campi parabiaghesi coperti di neve.  L’appuntamento è fissato per sabato 21 febbraio 2009 alle 21 nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, frazione di Parabiago.
Per coinvolgere simpaticamente la cittadinanza nel ricordo di questa data che occupa un posto importante nel “libro” della storia di Parabiago, l’amministrazione Garavaglia ha pensato, come si diceva, ad un concerto di musica antica, che porterà sotto i riflettori i Lingalad, band italiana che, con il suo stile bardico, è conosciuta e apprezzata anche all’estero.
Una musica, quella dei Lingalad, che “nasce dal desiderio di creare emozioni che possano accompagnare nel proprio viaggio chiunque intenda camminare su questa terra nel modo più attento e leggero possibile”. Così spiega Giuseppe Festa, il leader del gruppo, dal quale è partita la prima ispirazione. Reduce dalla lettura de “Il signore degli anelli”, nota e fortunata opera di Tolkien, Festa decise di mettere in musica alcune delle poesie in essa contenute. Un esperimento che piacque e che coinvolse poi altri giovani musicisti.
Il termine Lingalad, che significa “canto degli alberi”, è tratto dal linguaggio sindarin e viene usato da Tolkien per dare voce ai suoi elfi. Sarà particolarmente piacevole ascoltare i Lingalad e le dolci note dei loro strumenti etnici, che regalano al pubblico un’esperienza quasi mistica. Al termine del concerto, come si diceva, è prevista una degustazione di dolcetti medioevali accompagnati da un ottimo vin santo.

Ritchie Blackmore: “La novità è la musica medievale” Mercoledì, Feb 4 2009 

«Negli anni ’60-70 il rock era qualcosa di nuovo e fresco; oggi non lo è più. Tutto è già stato detto e fatto, quindi non m’interessa. Mi dedico alla musica medievale, rinascimentale, all’antico folklore dei più vari paesi del mondo: questi sono i suoni che mi eccitano». Tutto scorre, diceva Eraclito, ma sembra che su Ritchie Blackmore – il chitarrista che, alla guida dei Deep Purple, rese Smoke on the water il giro di accordi più declamatorio al mondo – il rock sia scivolato via senza lasciar tracce. Ma la gente cambia, o torna ai vecchi amori, e Blackmore, insieme alla moglie Candice Night, ha imbracciato la mandola, la chitarra acustica, il flauto, ha indossato abiti da Robin Hood ed ora è il portabandiera del rock neomedievale. «Blackmore’s Night» è ormai un marchio di fabbrica con dischi come Beyond the Sunset. che hanno vinto persino un Grammy o come il nuovissimo Secret Voyage, e con concerti scenografici – ambientazione agreste, autentici costumi d’epoca e strumenti rinascimentali – come quello che terranno venerdì 6 al PalaBrescia e sabato 7 febbraio 2009 al PalaLevico, vicino a Trento.

«Amo il medioevo – dice Blackmore – in contrasto col nostro mondo frenetico. Il mio è un approccio culturale ma anche un modo di vivere. Mi piace l’idea di sedere con gli amici vestiti in costume attorno a un falò, con la luna piena, suonando strumenti acustici e tornando a un modo più naturale di comunicare: parlando, cantando e raccontando storie. Ormai si vive solo di e-mail e sms». «È affascinante – aggiunge Candice – prendere usi e costumi del passato remoto e portarli nella nostra vita quotidiana. Basta un po’ di coraggio». Così messer Blackmore e la sua angelica regina (che tra l’altro ha cantato hard rock con i Rainbow, la band per cui Blackmore ha mollato i Deep Purple, e ha preso parte ad ardite opere sinfoniche metal) sono andati al recupero di antiche melodie medievali come Stella Splendens trasformandola in Locked with the crystal, come temi scritti da Enrico Viii quali Past time with the good company, come un adattamento della Nona di Beethoven «che in versione hard facevo anche coi Deep Purple e i Rainbow», puntualizza Blackmore, ricordando che la sua è una passione antica. «Deep Purple, Jethro Tull, Led Zeppelin, tutti noi conoscevamo bene i miti e i misteri del folk angloirlandese e il rigore della musica classica». Nel suo dna oltre a Elvis Presley (nell’ultimo cd propone Can’t help falling in love in versione medievale) ci sono Bach, Beethoven, Britten, Enrico VIII, Bruegel. «Non mi ispiro ai personaggi famosi di quell’epoca. Canto la gente comune: i menestrelli, le comari, i contadini. La gente rappresentata nei quandri di Bruegel».

Rocker o neomedievale, con chitarra acustica o elettrica, Blackmore ha sempre un’attrazione fatale sul pubblico. Dal primo album Shadow of the moon tanti dischi venduti (con incursioni da guastatori nelle hit parade) centinaia di concerti affollatissimi, l’appoggio della critica e di vecchi e nuovi fan. «Ai nostri spettacoli trovi i vecchi fan dei Deep Purple, i ragazzini e le famiglie, perché la nostra è musica ricca di energia che non ha nulla da invidiare al rock. Non a caso in repertorio ci sono anche le nuove versioni di classici dei Deep Purple come Child in time. Oggi mi sento davvero libero; sinceramente suono queste cose perché mi piacciono e credo facciano bene alla musica. Non lo faccio per Mtv o per i soldi o per il successo. Ho avuto tutto e il mio ego è soddisfatto. Non devo provare nulla come facevo con i Deep Purple o con i Rainbow».

(Fonte: Il Giornale n. 29 del 2009-02-03, intervista di Antonio Lodetti)