Archivio Mensile: settembre 2009
La riscoperta dantesca da parte del grande pubblico passa attraverso un’opera di divulgazione, con letture della Divina Commedia bardate di commento in diretta, che ha visto impegnati in prima linea dicitori come Vittorio Sermonti e Roberto Benigni. Iniziative recenti che, con esecuzioni ora apprezzabili ora opinabili, hanno gonfiato teatri, fatto straboccare piazze e dato ossigeno ai dati dell’Auditel. Del resto i versi dell’Alighieri, soprattutto quelli del sacrato poema, hanno rappresentato un banco di prova arduo per attori teatrali del calibro di Vittorio Gassman e di Carmelo Bene, e tuttavia sono stati in grado di stimolare anche musicisti e compositori: è sufficiente ricordare che Franz Liszt ci ha lasciato Eine Symphonie zu Dante’s “Divina Commedia” e che Henry Barraud è autore de La Divine Comédie (di quest’ultima va ascoltata, necessariamente, la versione diretta da Lorin Maazel, Paris, Disques Ades, 1980). Su questa linea ideale, ma con un lettura del tutto personale, prosegue Franco Eco, musicista, autore teatrale e cinematografico, che ha recentemente inciso Dante Concert, un disco strumentale, intenso e coinvolgente, ispirato dagli endecasillabi della Commedia. Nella composizione, Eco si è lasciato guidare e trasportare dalle vicende strazianti di quei personaggi danteschi immediatamente riconoscibili (Caronte, Pier della Vigna, Paolo e Francesca, Ulisse, il conte Ugolino, Farinata, Diavoli e barattieri, Sinone e Mastro Adamo) e dalla visione paradisiaca, ultima e irripetibile, celebrata nel Gran Finale. Una musica che, in nove brani e in cinquanta minuti, tenta di raccontare ciò che il buio della dannazione ricopre, aprendosi verso l’esplosione della luce divina, resa con toni limpidi e delicati. Le terzine dantesche, tradotte in musica, liberano atmosfere ora vibranti, ora profonde e solenni, che suggeriscono allo spirito le difficoltà del cammino: una musica che testimonia come i versi del nostro maggior poeta riescano ancora oggi a sollecitare, con un’intensità unica, le corde dell’immaginazione e dell’arte», così, in un passaggio della prefazione del disco, Giulio Andreotti (presidente della Casa di Dante di Roma), che sintetizza acutamente il senso del lavoro. A guardarli bene, i personaggi danteschi che hanno affascinato Eco sono i dannati, come a ricordarci, in fondo, che l’Inferno resta la cantica nella quale, oggi, tanti lettori e appassionati riconoscono la condizione più vicina a quella umana. Tra cori che riesumano la musica medievale e archi che, con il loro pianto, seguono il destino dei dannati, l’opera è segnata da uno stile severo, incalzante e, sotto certi aspetti, apocalittico, nel senso proprio del termine. Una rivisitazione che sceglie di essere “romantica”: e si sentono a pieno certe atmosfere gotiche o, meglio, neogotiche (sarebbe forte la tentazione di definirle persino timburtoniane). Un’operazione che fa pensare all’interpretazione figurativa visionaria e travolgente che William Blake diede della Commedia. Dei brani più intensi – oltre al quarto dedicato al XXVI dell’Inferno, dove il destino dell’ultima spedizione di Ulisse è reso con accenti titanici e maestosi – nella memoria di chi ascolta si fissa senza dubbio il terzo, che segue la danza di Paolo e Francesca (amanti condannati a restare uniti), nella quale le note si abbracciano tra loro in un arioso valzer malinconico e straziante che pure ha il sapore di un addio. Il book del cd ospita le illustrazioni di Fabrizio De Masi, che traducono in pose essenziali i protagonisti dei canti scelti da Eco per le sue musiche: immagini in bianco e nero, drammatiche ed efficaci (e marcate da un vistoso gusto per l’espressionismo), nelle quali i corpi dei dannati illustri, a stento, riescono a soffocare la tensione straripante che li anima.
Franco Eco, Dante Concert, prefazione di Giulio Andreotti, UDU Records, 2009.
(Articolo di Guseppe Crimi su La ReteOnLine.ir)
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“Venticinque anni d’amor cantando”, ovvero il best of dell’Ensemble Micrologus, il gruppo che in cinque lustri ha contribuito in maniera determinante alla riscoperta della musica medievale. Venticinque anni di arte e passione che saranno ricordati in un concerto speciale, in programma mercoledì 23 settembre 2009 alle ore 21, all’interno del palazzo Monte Frumentario di Assisi. Uno spettacolo che chiude la rassegna “Assisi musica d’autore”, promosso e organizzato da Musical Box Eventi e dall’amministrazione comunale della città serafica. Per l’occasione, inoltre, verranno riaperte alla cittadinanza, dopo mezzo secolo di abbandono e un lungo restauro, le sale di Monte Frumentario, palazzo del XIII secolo duramente colpito dal terremoto del 1997 e che finalmente può essere riutilizzato per attività socioculturali. Durante il concerto di domani, insieme a Patrizia Bovi (canto, arpa), Goffredo Degli Esposti (bombarda, tamburo con flauto, cornamusa) e Gabriele Russo (viola, ribeca), cuore dell’Ensemble Micrologus con il compianto Adolfo Broegg, saliranno sul palco alcuni degli artisti che negli anni si sono esibiti con il gruppo: Simone Sorini (canto, percussioni), Leah Stuttard (arpa con arponi), Crawford Young (liuto), Luigi Germini (trombone), Daniele Bernardini (cialamello) e Daniele Bocchini (trombone). Un concerto tributo, ad ingresso gratuito, per la loro lunga attività, insomma, con un pensiero speciale a Broegg, grande trainer dell’ensemble, personaggio di spicco e molto amato dal pubblico, scomparso nel 2006. “La ricerca delle fonti, le indagini storiche, paleografiche, organologiche ed iconografiche (che hanno permesso, in certi casi, di ricostruire strumenti musicali unici) – spiegano gli organizzatori -, lo studio e la comparazione dell’etnomusicologia sono alla base del lavoro dell’Ensemble Micrologus. Bisogna ricordare che proprio le ricerche etnomusicologiche hanno contribuito a rilanciare l’interpretazione della musica medievale, sia per quanto riguarda la riscoperta di particolari tecniche esecutive, vocali e strumentali, sia per chiarire problematiche d’intonazione nella modalità e nella polifonia. Negli anni l’Ensemble Micrologus ha realizzato decine di spettacoli, alcuni anche in forma teatrale, portandoli in concerto, non solo in Italia, ma anche in Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Marocco, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera, Slovenia, e Ungheria”
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“Laetabitur justus in Domino” La ricompensa dell’uomo giusto nel Canto Gregoriano. Schola Gregoriana di Venezia, direttore: Lanfranco Menga. Duino (TS), Chiesa di S. Giovanni in Tuba, lunedì 28 settembre 2009, ore 21. Nell’ambito della Rassegna “Note del Timavo”, giunta alla XXII edizione sotto la direzione artistica di Carla Agostinello, la Schola Gregoriana di Venezia, diretta da Lanfranco Menga, propone un concerto di Canto Gregoriano che avrà come filo conduttore la figura dell’uomo giusto, delle sue sofferenze e della sua ricompensa: un tema particolarmente presente nell’Antico Testamento che anticipa la visione delle sofferenze di Cristo stesso; un tema di sempre grande attualità anche per l’uomo di oggi che si interroga spesso sul perchè del dolore, della sofferenza e della morte, ma in una prospettiva esclusivamente terrena. I testi dei canti sottolineano in maniera incisiva la sofferenza dell’uomo giusto, primo fra tutti Giobbe, che perde tutto tranne la fede nella Giustizia divina che lo ricompenserà per la sua fedeltà. Il programma segue quindi queste argomentazioni bibliche fino alla soluzione finale, quando il giusto trionferà sui suoi nemici e riceverà la corona della vittoria, perchè solo “in Domino” ci può essere la vera Giustizia. Il concerto sarà introdotto dal Prof. Maurizio Malaguti, Ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Bologna.
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