E’ uscita ad aprile 2008 la colonna sonora della Grande Mostra dedicata al Pintoricchio: il CD musicale “Orsù, su car signori, Pintoricchio, il ritratto della Musica“. La registrazione, realizzata con copie di strumenti ricostruiti fedelmente dai “disegni” e da una comparazione dei cartigli raffigurati dallo stesso Bernardino, ha visto uno studio accurato dei codici e dei manoscritti umbri coevi al pittore. Coadiuvato nell’impresa da studiosi e ricercatori di fama internazionale, l’Ensemble umbro “Laus Veris” si è avvalso della prestigiosa collaborazione di esecutori provenienti da mezza Europa (Parigi, Lione, Basilea ,Torino, Roma ed Urbino). Su spinta di Daniele Bernardini, già autore di progetti specifici su Perugino, Raffaello, lo Spagna e Ghirlandaio, il Laus Veris ha proseguito nella propria peculiare ricerca di valorizzazione del patrimonio iconografico e musicale quattrocentesco della regione. Di notevole importanza sono le suggestioni offerte dalle pitture che sono state tradotte con le timbriche della grande strumentazione rinascimentale di Voci, Alta e Bassa Cappella. Le scelte narrative degli Strambotti, dei Canti carnascialeschi, dei Villançico e delle Frottole del MSg20 della Biblioteca Augusta, prezioso quanto poco frequentato codice, rispecchiano in toto le “storie” sacre e profane raccontate dal grande miniatore nella sua visione realistica e particolareggiata della vita quattrocentesca.  Il cofanetto è in vendita presso tutti i bookshop ufficiali della Mostra, presso le librerie più prestigiose o consultando i siti: www.artemusicaperugino.it, www.lausveris.it per info M°Daniele Bernardini 347/6398549 dan.bernardini@gmail.com.

Già con «Vite perdite» del 1993 Daniele Sepe aveva mostrato il suo interesse per la musica medievale, proseguito poi dal vivo nelle collaborazioni «ad alto tasso alcolico e militante» con i Theatrum Instrumentorum del serbo Sasha Karlic e il nostrano Ensemble Micrologus, con cui divide oggi «Kronomakia», diciottesimo volume (sempre per l’etichetta del «manifesto») della discografia dell’iconoclasta musicista napoletano. Il cd abbatte le distanze tra musica «colta» e «leggera» (o vogliamo dire «ignorante»?), antica e moderna, acustica ed elettrica. La guerra al tempo del titolo, insomma, è guerra ai generi, alla etichette/gabbie che impediscono «la libertà dei suoni». «Kronomakia», spiega Sepe alla Feltrinelli, spalleggiato da due dei fidi compagni della Rote Jazz Fraktion (Auli Kokko e Piero De Asmundis), serve per ricordare che «la contaminazione ha radici antiche, che Wagner non sarebbe esistito senza l’apporto di illustri anonimi musicisti di ascendenza mediorientale». Se quel che conta è davvero il viaggio e non la meta, l’approdo, «Kronomakia», viaggia con una macchina del tempo che annulla le fratture tra gli strumenti di diverse ere chiamati in causa. L’Ensemble Micrologus mette in campo l’arpa gotica di Patrizia Bovi, il liuto di Simone Sorini, l’oud di Adolfo Broeg (scomparso poco dopo le registrazioni del disco), i flauti di Goffredo Degli Esposti, la viella di Gabriella Russo, il salterio di Gabriele Miracle, strumenti quasi sempre ricostruiti in basi all’iconografia tradizionale. «Loro sono tra i punti di riferimento internazionali della musica antica in Italia», spiega Daniele, «ma invidiano le nostre chitarre elettriche, la nostra libertà di fare casino. E noi vorremmo, come loro che suonano in acustico, essere liberi dalla schiavitù del sound-check». Ecco, allora, la foto di copertina, «una vetrata stile medievale in cui pontefici, santi e madonne usano strumenti pop», ed ecco, ancora, il repertorio affrontato con amore e un pizzico di sana follia, capace di tenere insieme il Medio Evo con il kazz-rock e il reggae, il repertorio religioso delle cantigas con quello profano delle danze popolari, i «Carmina Burana» (c’è una nuova versione di «Vite perdite», con i versi di Tacito ancora tristemente attuali) con i due colpi di scena finali, ovvero «Stayin’ alive» e «Norwegian wood» in latino. «Vivimus», ovvero l’inno del sabato sera dei Bee Gees, è straordinario, esilarante, contagiante, un potenziale hit radiofonico se non esistessero le play list ad uniformare la programmazione e il gusto collettivo: «La nostra versione è nata per scherzo, una sera, con il falsetto da controtenori dei fratelli Gibb che ricorda il canto delle voci bianche e dei castrati usati quando era proibito alle donne di cantare in Chiesa». «Norwegiae lignus», invece, «è costruito come un canone, sembra quasi scritto dai Beatles per essere cantato in questa maniera. Il buffo è che il latino, lingua morta scelta per aderire all’atmosfera generale, funziona benissimo, in musica suona come una lingua viva. Con l’italiano avremmo avuto altri risultati. Visto che l’esperimento funziona, potremmo continuare con le traduzioni in latino, magari pensando a ”Bandiera rossa” e ”L’internazionale”». Non si vive di solo John Travolta.

foto intervento

Il nuovo disco, “Fabularabula”, si inserisce in un programma di recupero della più autentica immagine della terra di Sicilia, che rifugge dalle sclerotiche iconografie per esprimere la tradizione che muta e si rinnova.Una Sicilia che si destreggia tra suoni aspri e dolci, come due facce della stessa medaglia, della stessa terra.
La Compagnia La Giostra pubblica ora il suo terzo cd “Fabularabula” (Rai Trade/Videoradio, www.videoradio.net), con il suo affascinante mix di suoni mediterranei e medioevali.
Bella la cover con il sole-arancia… «Questo lavoro discografico - dicono gli artisti - si inserisce in un programma di recupero della più autentica immagine della terra di Sicilia, che rifugge dalle sclerotiche iconografie per esprimere la tradizione che muta e si rinnova, pur mantenendo coerenza stilistica ed estetica. Esso può essere paragonato ad un viaggio musicale immaginario in un tempo che, seppur lontano, certamente riecheggia come l’eco di un medioevo profano e povero ma anche allegro, ironico e burlesco».

Nelle tracce dell’album c’è un susseguirsi di atmosfere erranti, che esplorano la musica mediterranea, rendendola viva e piena di colori, come era senz’altro dal Duecento al Cinquecento. La ricerca musicologica strumentale e vocale del gruppo è una libera interpretazione della cultura medioevale. >> Leggi tutto.

“La Pia De’ Tolomei” … Un’ Opera Rock tratta da un personaggio della “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Gianna Nannini ha realizzato in 7 anni di lavoro e ricerca tutte le musiche in chiave pop di quest’opera medioevale per raccontare una storia d’amore, di gelosia, d’inganno e trionfo spirituale! Universal Music Italia pubblicherà a fine Aprile 2007 un nuovo album di quest’opera prodotta da Gianna Nannini e dal titolo: “Pia, Come La Canto Io”. David Zard porterà in scena l’opera nel 2008. Il primo singolo Mura Mura” è stato presentato al 57° Festival di Sanremo. Radio anteprima: 30 marzo 2007.

Pau i Treva

Febbraio 5, 2007

Pau i Treva

Pau i Treva, pace e tregua. Mille anni dopo il famoso editto medievale, la guerra è invece ancora una triste realtà… La musica non può certo cambiare il mondo, ma può lanciare piccoli segnali di pace, di coesione sociale. E questo è quanto si propone di fare questo progetto musicale, che raduna musicisti piemontesi, occitani, catalani e valenciani, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze. Dalla produzione concertistica che ha avuto grandi consensi nasce ora

L’istituzione medievale “Pau i Treva”

Con l’istituzione medievale detta “Pace e tregua” si cercò attorno all’anno mille di garantire un minimo di sicurezza alle popolazioni in balia della litigiosità di piccoli feudatari e cavalieri.

Uno dei promotori ed accesi sostenitori della “pace e tregua” fu il catalano Oliba, abate dei monasteri di Ripoll i Cuixà e vescovo di Vic: amante delle arti, egli riunì inoltre attorno a sé artisti nord italiani ed occitani. Una persona capace di pensare moderno, dunque, di sognare una pace possibile e necessaria, di intessere rapporti e scambi culturali con altre terre ed altre culture: quasi un anticipatore delle idee che stanno alla base dell’Europa che in questi anni stiamo cercando, tutti insieme, di costruire.

In quello stesso periodo, poco più a sud, il Pais Valencian era ancora sotto la dominazione dei mori: ma stiamo parlando di quella civiltà araba all’avanguardia nelle scienze e nelle arti, aperta al dialogo e per nulla incline all’integralismo di parte del mondo mussulmano odierno.

Per contro sul finire del Mille predoni saraceni partivano da insediamenti creati presso Marsiglia per compiere razzie. Nei loro saccheggi si spingevano fino nei territori dell’odierno Piemonte: proprio perchè estirpasse la piaga dei predoni, vennero donate ad Aleramo, attorno alla metà del ‘900, le terre ed i possedimenti che andarono a formare il Marchesato di Monferrato.

Pace e guerra, buoni e cattivi… Mille anni dopo le cose non sono cambiate molto: da una parte ci sono coloro che cercano di costruire la pace, e poco importa se si tratta di credenti o spiriti laici, dall’altra c’è chi attizza il fuoco esacerbando i contrasti: come certe lobbies economiche e politiche che, spacciandosi per garanti di libertà e democrazia, non esitano a portare il mondo sul batatro di un conflitto assurdo, semplicemente per perseguire i propri interessi. E all’aggressione economica, culturale ed ora anche militare di un certo occidente “canaglia“, una parte del mondo arabo risponde riscoprendo una propria identità nell’integralismo religioso.

Ma la storia delle culture è storia di sincretismi. Ogni civiltà in effetti è già in sé il prodotto di infinite mescolanze: a sua volta è destinata a fondersi con altre culture, migliorandosi ed arricchendosi attraverso questi scambi.

Lo spettacolo e il disco

La musica non può certo cambiare il mondo, ma può lanciare piccoli segnali ed offire modesti buoni esempi. Tante cose si intrecciano e legano storicamente il Piemonte, l’Occitania, la Catalogna ed il Pais Valencian: lingue strettamente imparentate, culture simili, sensibilità molto vicine. Di qui l’idea di costruire un percorso musicale, mettendo fianco a fianco musicisti provenienti da queste aree dell’Europa sud occidentale.

Pau i Treva, non vuole essere un concerto di musica medievale, ma piuttosto un percorso etnomusicale attraverso le tradizioni popolari di Piemonte, Occitania, Catalogna e Pais Valencian. I musicisti che partecipano al progetto sono tra i più autorevoli esponenti delle rispettive tradizioni musicali: ciascuno di essi ha messo in campo la profonda conoscenza del repertorio popolare del proprio paese di origine.

Pau i treva” è una produzione di EthnoSuoni, Cat (Barcellona, Spagna), Le Chantier (Correns, Francia) con il contributo della Generalitat de Catalunya.

Dal concerto nasce ora questo cd, edito da Folkclub Ethnosuoni.

I musicisti

Jordi Fabregas (Catalogna) : canto, chitarra, gralla
Toni Torregrossa (Pais Valencian): canto, buzuky, percussioni
Renat Sette (Provenza): canto
Maurizio Martinotti (Piemonte): canto, ghironda
Paul James (Inghilterra): cornamuse, flauti, tarota, sax
Enrico Negro (Piemonte): chitarre, mandola
Jean Louis Ruf (Provenza): mandoloncello, mandola, fifre, percussioni
Sergio Caputo (Piemonte): violino, percussioni
Paco Pi (Catalogna): basso, violoncello
Gigi Biolcati (Piemonte): batteria, percussioni
Hassan Boukerou (Algeria): percussioni

Pura poesia e melodie sublimi: dal Dolce Stil Novo alla Scozia di Maria Stuarda e i fantasmi d’Irlanda.

Tanto Gentile E Tanto Onesta Pare abbraccia e fonde due culture letterarie e musicali, rispettivamente quella italiana medievale e rinascimentale e quella celtico-inglese.

Il tema principale che percorre l’album è l’amore: da quello cortese medievale idealizzato e raffinato e a volte tragico, come nel caso di Paolo e Francesca, a quello più liberatorio e celebrativo dei ritmi delle stagioni, del ritorno della primavera e del rifiorire della vita intorno e dentro di noi.

Tanto Gentile E Tanto Onesta Pare include poesie di Dante Alighieri, tra cui l’omonimo sonetto; Gaspara Stampa; Angelo Poliziano e Lorenzo De’ Medici, su musiche tradizionali celtiche e melodie e arrangiamenti originali di Ariella Uliano.

Lo stile dell’opera è stato descritto come: avant-garde, minimalista, nobile, raffinato.

www.ariella-music.co.uk

“A ogni sera si stromenta a dança!”
Danze strumentali medievali italiane per “grande orchestra”
Il titolo è tratto dalla lettera di un anonimo pistoiese a Piero di Basino de’Medici, datata 1439, entusiasta delle feste fiorentine. Questa versione del repertorio di danze strumentali medievali riguarda monograficamente quelle di provenienza italiana e permetterà di apprezzare tutta la varietà timbrica di una vera orchestra medievale: l’Anima Mundi Consort ha qui utilizzato, infatti, pressoché tutti gli strumenti in uso all’epoca, spesso costruti dagli stessi strumentisti. Questo programma è stato pubblicato in CD per la casa discografica Tactus di Bologna, ed ha ottenuto il prestigioso CHOC DU MONDE DE LA MUSIQUE.

http://www.animamundiconsort.com/

Sono molto di più che una semplice band di folk-revival di marca irlandese, impegnata nel classico patrimonio di gighe, reels, arie lente e ballate. Whisky Trail - che alla Fontana di Avesa ha presentato eseguendolo per intero, nella stessa sequenza finita sul cd, il concept-album Chaosmos - rappresenta un vero e proprio “laboratorio aperto”.
Un “laboratorio” che dal 1975 - sull’iniziale slancio avviato da vecchi dischi oggi introvabili recuperati in Irlanda, alla fine degli anni Cinquanta dalla violinista e cantante Giulia Lorimer - affonda in misura sempre maggiore la propria poetica, evidentemente con immutato entusiasmo (ma anche con una buona dose di rigorosa serietà), nelle tante magie del mondo celtico, a tutti i livelli. La band affonda, come si diceva, la sua poetica nelle varie sfaccettature del mondo celtico, in primo luogo nella musica, ma anche nella letteratura, quella antica medievale, e quella di poeti del secolo scorso come William Butler Yeats o Robert Graves.
Non è la prima volta, infatti, che a nome Whisky Trail escono lavori di ambizioso respiro, ispirati a miti (Pooka, il loro seminale disco del 1986, dedicato a una sorta di Dio Pan celtico, in forma di selvaggio diavoletto della nostra psiche) o a opere letterarie (White Goddess, il celebre studio di Graves sul rapporto tra poesia e mito); ma questo Chaosmos, decimo capitolo discografico edito da Amiata Records, sembra davvero catturare il proteiforme spirito del mondo su cui l’ensemble toscano da tanto tempo lavora.

www.whiskytrail.it