Il canto d’amore arabo dell’ ensemble Cantilena Antiqua

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Dopo aver riscoperto la figura di Trotula de Ruggiero e la musica della Schola Medica Salernitana impastata di sonorità arabo-andaluse e quei ritmi misti delle canticula di Santa Maria e del libre Vermell proposte, nel concerto inaugurale della XX edizione del Festival di Musica Antica, dall’Accademia degli Imperfetti, giovedì 6 marzo 2008 alle ore 20,30, nella chiesa di Santa Apollonia, secondo appuntamento con il tema “Musica per una città medievale: Salerno”.
Di scena nella chiesa sconsacrata l’Ensemble Cantilena Antiqua, composto dal controtenore e liutista Stefano Albarello, Paolo Faldi ai flauti e al cialamello, Marco Muzzati al salterio e alle percussioni e Gianfranco Russo alla viella, i quali nel loro programma denominato “Ondas do mar” – El canto ed amor en el Mediterraneo del siglo XIII – continueranno il discorso di contaminazione della musica mediterranea con quella araba.
In questo meraviglioso contenitore di profumi e colori chiamato Mediterraneo, la musica, tra le altre arti e scienze, si arricchìsce dalla fusione di culture diverse ed importanti. Senza forzature e violenze, la civiltà cristiana, ebraica, ed araba riuscirono sapientemente ad amalgamarsi in campo culturale, sia in Spagna che in altre terre d’Europa come la Sicilia e la Provenza.
Il pubblico sarà portato ad immaginare di essere in quel cortile dove, quasi in rapimento estatico, fra Salimbene ascoltò la dolce musica suonata dai musicisti d’oltremare. Ciò che abbiamo voluto rappresentare è una miscela di suoni, ritmi e parole in una suadente fusione tesa alla restituzione di quel concetto di “ben vivere” auspicato dagli arabi di Spagna e Sicilia.
Così la poesia di autori galleghi e provenzali, tanto struggente nella sua elementare nostalgia, si reincontra con il suono degli strumenti del ricco emirato Omayyade: culture apparentemente diverse ma che ci appartengono per secolare tradizione. Le melodie andaluse e sefardite si fondono con la tradizione cristiana della Catalonia e della Galizia in quel tempo ancora lontane dalla violenza dei Re Cattolici. Così Martin Codax affida al mare le malinconie di una donna che spera nel ritorno dell’amato.
Ondas do mar è il ricordo di una tradizione che va recuperata e che trae origine da un tempo in cui le dominazioni politiche non ostacolavano gli scambi culturali tra i popoli. Proviamo ad immaginare un paese dove arabi con le gillabe (vestito tipico del Maghreb) giravano senza che occhi infastiditi stessero a guardarli; e suoni di liuto e poesie andaluse uscivano dai ricchi cortili di Cordova; dove musulmani e cristiani si arricchivano reciprocamente mettendo a disposizione le loro conoscenze.
Per questo programma è stato scelto un repertorio che potesse sufficientemente esprimere il mondo musicale del XIII secolo dalla Spagna alla Sicilia fino alle terre dei greci e dei turchi.
Composizioni profane e sacre si mescolano nel rispetto delle etnie e dei credo religiosi; facendo scoprire un mondo, impensabile per certuni, in questo secolo di stravolgimenti e di irriverenze etniche e culturali.
Anche per gli strumenti musicali la scelta è stata suggerita dall’iconografia del codice Escorial jb 2 E 2 che ha permesso di recuperare strumenti a volte ancora in uso affiancati da copie ricostruite appositamente.

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Presidente Italia Medievale
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