Dante Concert: La Divina Commedia si trasforma in musica

La riscoperta dantesca da parte del grande pubblico passa attraverso un’opera di divulgazione, con letture della Divina Commedia bardate di commento in diretta, che ha visto impegnati in prima linea dicitori come Vittorio Sermonti e Roberto Benigni. Iniziative recenti che, con esecuzioni ora apprezzabili ora opinabili, hanno gonfiato teatri, fatto straboccare piazze e dato ossigeno ai dati dell’Auditel. Del resto i versi dell’Alighieri, soprattutto quelli del sacrato poema, hanno rappresentato un banco di prova arduo per attori teatrali del calibro di Vittorio Gassman e di Carmelo Bene, e tuttavia sono stati in grado di stimolare anche musicisti e compositori: è sufficiente ricordare che Franz Liszt ci ha lasciato Eine Symphonie zu Dante’s “Divina Commedia” e che Henry Barraud è autore de La Divine Comédie (di quest’ultima va ascoltata, necessariamente, la versione diretta da Lorin Maazel, Paris, Disques Ades, 1980). Su questa linea ideale, ma con un lettura del tutto personale, prosegue Franco Eco, musicista, autore teatrale e cinematografico, che ha recentemente inciso Dante Concert, un disco strumentale, intenso e coinvolgente, ispirato dagli endecasillabi della Commedia. Nella composizione, Eco si è lasciato guidare e trasportare dalle vicende strazianti di quei personaggi danteschi immediatamente riconoscibili (Caronte, Pier della Vigna, Paolo e Francesca, Ulisse, il conte Ugolino, Farinata, Diavoli e barattieri, Sinone e Mastro Adamo) e dalla visione paradisiaca, ultima e irripetibile, celebrata nel Gran Finale. Una musica che, in nove brani e in cinquanta minuti, tenta di raccontare ciò che il buio della dannazione ricopre, aprendosi verso l’esplosione della luce divina, resa con toni limpidi e delicati. Le terzine dantesche, tradotte in musica, liberano atmosfere ora vibranti, ora profonde e solenni, che suggeriscono allo spirito le difficoltà del cammino: una musica che testimonia come i versi del nostro maggior poeta riescano ancora oggi a sollecitare, con un’intensità unica, le corde dell’immaginazione e dell’arte», così, in un passaggio della prefazione del disco, Giulio Andreotti (presidente della Casa di Dante di Roma), che sintetizza acutamente il senso del lavoro. A guardarli bene, i personaggi danteschi che hanno affascinato Eco sono i dannati, come a ricordarci, in fondo, che l’Inferno resta la cantica nella quale, oggi, tanti lettori e appassionati riconoscono la condizione più vicina a quella umana. Tra cori che riesumano la musica medievale e archi che, con il loro pianto, seguono il destino dei dannati, l’opera è segnata da uno stile severo, incalzante e, sotto certi aspetti, apocalittico, nel senso proprio del termine. Una rivisitazione che sceglie di essere “romantica”: e si sentono a pieno certe atmosfere gotiche o, meglio, neogotiche (sarebbe forte la tentazione di definirle persino timburtoniane). Un’operazione che fa pensare all’interpretazione figurativa visionaria e travolgente che William Blake diede della Commedia. Dei brani più intensi – oltre al quarto dedicato al XXVI dell’Inferno, dove il destino dell’ultima spedizione di Ulisse è reso con accenti titanici e maestosi – nella memoria di chi ascolta si fissa senza dubbio il terzo, che segue la danza di Paolo e Francesca (amanti condannati a restare uniti), nella quale le note si abbracciano tra loro in un arioso valzer malinconico e straziante che pure ha il sapore di un addio. Il book del cd ospita le illustrazioni di Fabrizio De Masi, che traducono in pose essenziali i protagonisti dei canti scelti da Eco per le sue musiche: immagini in bianco e nero, drammatiche ed efficaci (e marcate da un vistoso gusto per l’espressionismo), nelle quali i corpi dei dannati illustri, a stento, riescono a soffocare la tensione straripante che li anima.
Franco Eco, Dante Concert, prefazione di Giulio Andreotti, UDU Records, 2009.
(Articolo di Guseppe Crimi su La ReteOnLine.ir)

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