Congaudeant Catholici – Canti dei pellegrini a San Giacomo e Santa Maria

Sabato 20 marzo 2010, presso la Libreria Feltrinelli di Via Manzoni, 12 a Milano, con inizio alle ore 17,00, l’Associazione Culturale Italia Medievale è lieta di invitarvi all’incontro-concerto con l’Ensemble Galinverna. Ingresso libero.
Nella serata vengono proposte musiche e canti legati alla tradizione medioevale del pellegrinaggio a Santiago de Compostela e raccolte nel lavoro discografico “Congaudeant Catholici – Canti dei pellegrini a San Giacomo e Santa Maria” dall’Ensemble Galinverna di Torino.
Filo conduttore a legare gli interventi musicali sono le letture tratte da una traduzione del V libro del Codex Calixtinus, conosciuto come la Guida del Pellegrino di Santiago (classificato come patrimonio dell’umanità dell’UNESCO), testo che già secoli fa si proponeva come raccolta di aneddoti e consigli per meglio affrontare le difficoltà e gli imprevisti che i pellegrini potevano trovarsi di fronte durante il loco cammino fino a Compostela. Ulteriore corollario sono alcune note sul repertorio eseguito e sugli strumenti utilizzati.

ENSEMBLE GALINVERNA
Mauro Basilio: liuto, oud, viella tenore, percussioni
Elisa Fighera: viella soprano, lyra, percussioni
Silvia Prot: voce
Marco Suppo: symphonia, nyckelharpa, cornamusa
Paola Zambon: flauti, bombarde, kelhorn
www.galinverna.com

Sulla via di Compostela – Guida del Pellegrino di Santiago.
“Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Iacopo. E’ però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’ Iacopo fue più lontana della sua patria che d’alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma”. (Dante)
Santiago di Compostela cioè “la casa di Galizia ove si trovava la sepoltura di Sa’ Jacopo”, era la meta di coloro che Dante definisce “peregrini in senso stretto”.
Il pellegrinaggio è la rappresentazione della vita in cui l’uomo povero e privo di ogni bene materiale si dirige verso una meta sacra affidandosi solamente alla protezione divina. Insegna che la vita è precaria ed è solo una forma di passaggio e per questo l’uomo deve rivolgere tutti i suoi sforzi versi un obiettivo spirituale. Nel medioevo questo movimento di persone diventa un fenomeno vastissimo; favorendo scambi ed contatti fra persone di diversa provenienza. Ne seguì un’influenza profonda sulla società dell’epoca, sotto il profilo economico, religioso e culturale. A questa influenza non poté rimanere estranea la musica, allora veicolo naturale di trasmissione della cultura, sia sacra sia profana. Muovendosi da un santuario all’altro, i pellegrini imparavano e diffondevano nuovi canti e modi di cantare. Il pellegrinaggio era anche occasione di incontro e di festa, e come tale offriva lo spunto a canti profani e danze. Il Camino di Santiago in particolare favorì lo sviluppo di una tradizione musicale, legata al culto di San Giacomo ed al pellegrinaggio, che comprendeva canti devozionali e liturgici, celebrazioni di eventi miracolosi, canti di viaggio e danze sacre.
I più importanti manoscritti fra quelli che raccolgono questo genere di composizioni ed ai quali ci siamo ispirati sono il Codex Calixtinus ed il Llibre Vermeill.
Il Codex Calixtinus, risale al XII secolo e raccoglie materiale composto in diverse epoche e forme, è famoso perché contiene, tra l’altro, la prima “guida del pellegrino”, un testo nato per fornire indicazioni utili per il viaggio dei pellegrini in cammino verso Compostella e che ci può dare un idea di quali difficoltà dovesse affrontare chi si metteva in viaggio per raggiungere una delle tre peregrinationes maiores (Gerusalemme, Roma e, appunto Compostela).
Fino a quando non vennero creati ostelli a Montserrat, monte dove viene ritrovata a seguito di visioni miracolose un’immagine della Vergine, i pellegrini trascorrevano le notti nella piazza del monastero dove potevano essere intonati solo canti virtuosi e pii. Durante queste vigilie, con il cuore colmo di gioia per aver raggiunto l’obbiettivo del viaggio ed essere giunti al sepolcro dell’apostolo, nasceva spontaneo il desiderio di cantare e danzare. Nel Llibre Vermell sono raccolti canti “virtuosi” che riprendono canzoni popolari dell’epoca provenienti da diverse tradizioni e danze ballate durante le notti di vigilia.
Proprio partendo da questi due codici, attraverso musiche e letture, utilizzando i testi che la stessa “Guida del Pellegrino” ci offre, vogliamo proporre una traccia delle esperienze che migliaia di persone hanno condiviso secoli fa durante il loro percorso materiale e spirituale, alla ricerca di un contatto, anche fisico, con il divino.

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Presidente Italia Medievale
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