Secret Voices

«Perché colà entro si conservino vivi i nomi e le fatiche di tanti huomini, che già morte sarebbero, senza questi ripari e custodie»: così annota il cardinale Federico Borromeo nel suo De exercitatione et labore scribendi, sottolineando in modo indiretto il ruolo di primaria importanza che ricopre lo scrittore, il compilatore, il copista, colui che con amore e dedizione ha dedicato gran parte della propria vita alla conservazione, alla trasmissione e alla divulgazione del sapere umano.
In questa prospettiva lo straordinario patrimonio di antichi codici a noi giunti presenta particolarità sempre differenti, in alcuni casi misteriosamente legate alle vicende di proprietari di cui si è ormai persa ogni traccia. Volumi di grandi dimensioni o di soli pochi centimetri di larghezza, arricchiti di splendide miniature variopinte, adatti per letture comunitarie o per essere portati con sé come amuleti: ognuno diverso dagli altri e ciascuno custode geloso di un proprio segreto.
Quello conosciuto come «Codice di Las Huelgas» ci permette per esempio di entrare in contatto con una delle comunità religiose più rinomate della Spagna medievale attraverso alcune preziose testimonianze musicali offerte dal repertorio sacro dell’epoca. Il manoscritto deve infatti il proprio nome al monastero femminile cistercense situato nei pressi di Burgos, convento reale (fondato nel 1187 e consacrato alla Vergine Maria) dove il manoscritto venne realizzato durante il XIV secolo. Si
tratta di una sorta di antologia delle forme e degli stili in voga tra 1200 e 1300, all’interno della quale si trovano affiancati 45 pezzi monodici e 141 polifonici in lingua latina, scrupolosamente suddivisi
per generi, destinazione liturgica e numero di voci richieste. Tra inni gregoriani, organa, conducti, sequenze e mottetti, nel disco Secret Voices l’ensemble americano Anonymous 4 ha selezionato una ventina di brani per ricostruire idealmente un’ipotetica giornata a Las Huelgas (cd pubblicato da Harmonia Mundi e distribuito da Ducale), in cui trova spazio anche il “planctus” O monialis concio, destinato ad accompagnare il rito funebre per la morte di una badessa; canto di profonda suggestione che sposta sempre più in alto i confini tra arte e fede, canto e preghiera.

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Presidente Italia Medievale
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