“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”

micrologusCinquecento anni fa, il 22 aprile 1516, a Ferrara, l’editore Giovanni Mazzocco pubblicò la prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Dedicato al cardinale Ippolito d’Este – al cui servizio si trovava lo scrittore – il poema conteneva quaranta canti: sei in meno rispetto all’edizione definitiva del 1532. Attingendo alla tradizione del ciclo carolingio e in parte a quella del ciclo bretone, riprendendo le vicende di Orlando e dei paladini di Carlo Magno, già note presso la corte estense di Ferrara grazie al quattrocentesco Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, l’opera ebbe subito successo, e tra i suoi primi ammiratori ci fu anche Niccolò Machiavelli («bello tucto, et in di molti luoghi (…) mirabile».

Il poema ebbe presto fortuna anche in ambito musicale e molti compositori intonarono i suoi versi, in linea con l’ideale unione di poesia e musica nel canto dichiarata fin dal celebre primo distico: «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto». Una testimonianza di consanguineità con il mondo dei suoni che prefigura la fortuna musicale che avrebbe accompagnato l’Orlando furioso nel corso dei secoli a venire.

In occasione di questo anniversario, nell’ambito della stagione musicale della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti), sabato 6 febbraio 2016 alle ore 17,30, nell’Aula Magna della Sapienza–Università di Roma, l’Ensemble Micrologus presenterà un concerto che, sulle tracce dei compositori che si sono confrontati con il poema dell’Ariosto, evocherà il mondo sonoro reale e assieme incantato della Ferrara degli Este e di altre splendide corti rinascimentali della penisola italiana.

Gruppo storico impegnato nel repertorio medievale e rinascimentale, l’Ensemble Micrologus è nato nel 1984 per volontà di Patrizia Bovi, Gabriele Russo, Goffredo Degli Esposti e del mai dimenticato Adolfo Broegg. Col tempo si è affermato in ambito internazionale grazie a prove discografiche e concertistiche fondate su attenti studi storici e sul recupero di perdute sonorità. Ideato da Patrizia Bovi, il programma del concerto romano riunisce arie per cantare ottave, barzellette, frottole, madrigali, mottetti e danze della prima metà del Cinquecento: alcune anonime, altre firmate da grandi autori come Arcadelt, Rore, Obrecht, Tromboncino, Cara e Pesenti. Tra di queste, di particolare interesse sono le composizioni che si dimostrano essere testimonianza di una versione del testo ariostesco precedente l’edizione a stampa. Della diffusione musicale orale parallela a quella delle stampe musicali, distribuita tra le classi sociali aristocratiche come tra quelle del popolo, sono documento le “arie per cantare ottave”: una pratica attraverso la quale per generazioni si sono intonati i poemi cavallereschi che prevedeva la rielaborazione di un materiale musicale in funzione di versi dalla stessa struttura metrica.

Info: tel. 063610051/2, fax 0636001511, web: www.concertiiuc.it, e-mail: botteghino@istituzioneuniversitariadeiconcerti.it.

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